Sinossi di tutti i testi (11): R-S

Indice Alfabetico


Il recupero del "diverso". Psichiatria e psicopedagogia nel caso del ragazzo selvaggio dell'Aveyron. Tratto da Filosofia e scienze umane nell’età dei lumi, Firenze, Sansoni, 1982, pp. 271-303. Il testo è stato scaricato all'idirizzo http://www.slideshare.net/doncarletto/il-ragazzo-selvaggio-dellaveyron ed è parte fondamentale di una programmazione interdisciplinare nel Liceo delle Scienze Umane dell'ISIS Pontormo Empoli, dal titolo "Le competenze di scrittura nell'osservazione antropologica. Il caso del ragazzo selvaggio dell'Aveyron", a cura dei docenti Carlo Mariani e Simona Lucchesi. [Per ridurre le dimensioni del file sono state eliminate la copertina e le ultime tre pagine (schede didattiche per gli studenti).]
Abbiamo intitolato "Edipo a Vincennes" il seminario tenuto da Leclaire in questo dipartimento durante il turbolento primo semestre del 1969. Di questo insegnamento era rimasta solo una copia ciclostilata. Questa è dunque la prima edizione a stampa che viene pubblicata. Forse nessun analista meglio di leclaire, soprattutto in questo seminario, è stato capace di articolare in modo altrettanto rigoroso il nesso tra teoria e clinica per quanto concerne il complesso di Edipo.

"Non può organizzarsi alcunché di una vita mentale che corrisponda a ciò che l'esperienza ci dà nell'analisi, se non c'è, al di là della madre messa primordialmente in posizione di onnipotenza dal suo potere - non di frustrazione, poiché è insufficiente, ma di Versagung - un'esigenza in cui essa è destituita dal privilegio di dover rispondere sì o no alla domanda del bambino. È il carattere fondamentale del desiderio umano in quanto tale." (J. Lacan)

"Riflessioni di un non-psicoterapeuta sulla psicoterapia" costituisce l'Introduzione del libro del professor Sadi Marhaba, scritto in collaborazione con Maria Armezzani, Quale psicoterapia? Gli indirizzi psicoterapici in Italia: confronto e analisi, Liviana Editrice, Padova, 1988, pp. 3-40 [ristampe: 1990, 1994; attualmente fuori catalogo]; questo fondamentale testo, che mette radicalmente in questione i presunti fondamenti scientifici delle psicoterapie, per ribadire invece il prerequisito imponderabile "tensione etica" dello psicoterapeuta come principale fattore terapeutico, è arricchito di un nuovo scritto (2012): "Brevi riflessioni di oggi su riflessioni di 25 anni fa", che l'autore ha cortesemente aggiunto su nostra richiesta.

"La morte del patto è in fondo uno dei modi nei quali si esprime il tentativo di annullare e liquidare definitivamente questo aspetto indicibile dell’esistenza, questo mistero che ci fonda. Prima è morto Dio, e ora anche l’inconscio, come concetto e come esperienza, è sotto scacco da parte di un esasperato scientismo, poiché il progetto inconsapevolmente condiviso è quello di cancellare, prima o poi e una volta per tutte, quel qualcosa di incontrollabile e trascendente che non smette di interrogarci e di esporre la nostra vita al rischio dell’inaspettato, dell’imprevedibile, del tragico."

Le Réflexions sur le mensonge sono apparse per la prima volta a New York, nel primo mero di "Renaissance", rivista trimestrale pubblicata dall’École libre des Hautes Études lume I, fascicolo I, gennaio-marzo 1943). Successivamente furono pubblicate in inglese nel numero di giugno 1945 di Contemporary Jewish Record, rivista dell’American Jewish tee col titolo «The political fonction of the modern lie» .Dopo la morte di Alexandre Koiré (1892-1964), il testo è stato ripubblicato su "Le Nouveau Commerce" n. 5 (primavera-estate 1965), e infine sul n. 8-9 (novembre 1993) della rivista "Rue Descartes", col titolo «L'action politique du mensonge moderne».

"Mai si è mentito tanto come ai nostri giorni. Né mentito in una maniera così spudorata, sistematica e costante. Si dirà: niente di nuovo! Si dirà che la menzogna è vecchia come il mondo; o almeno, che l’uomo, mendax ab initio ; si dirà che la menzogna politica è nata insieme alla città, come ci insegna con dovizia la storia; e infine, senza risalire troppo indietro negli anni, che il lavaggio del cervello della Prima Guerra Mondiale e la menzogna elettorale dell’epoca successiva hanno raggiunto dei livelli e stabilito dei primati che ben difficilmente si potranno superare."

«Thoughts on autism with special reference to a paper by Melanie Klein» (Riflessioni sull'autismo con particolare riferimento a uno scritto di Melanie Klein) è stato pubblicato sul n. 9 del Journal of Child Psychotherapy, 1983, pp. 119-131; la traduzione di Milli Graffi che qui presentiamo è stata pubblicata su «Il piccolo Hans», rivista di analisi materialistica, n. 67, autunno 1990, pp. 203-226, a cui abbiamo aggiunto una bibliografia delle opere di Frances Tustin. 

"Sulla base di un rapporto incapsulante (entangled) con la madre, il bambino schizofrenico compie qualche precario passo dello sviluppo psicologico dal quale regredisce appena deve far fronte a delle difficoltà troppo grosse per lui. Il bambino autistico appare isolato dalla madre, e manifesta un arresto quasi totale dello sviluppo psicologico alla prima infanzia. Usando i termini di Winnicott – il bambino autistico è "non integrato", quello schizofrenico è "disintegrato". Distinguere fra autismo infantile e schizofrenia infantile vuol dire modificare il concetto dello sviluppo della prima infanzia e dei processi che vi sono collegati. E vuol dire anche modificare le ipotesi sull’eziologia dell’autismo e le interpretazioni che facciamo negli stadi iniziali dell’analisi."

Pubblicato sulla rivista "Enthymema" IX 2013.

"A partire dalla scrittura, dalla sua condizione attuale – l’alfabeto – e secondo i criteri dell’esperienza della psicanalisi, è possibile riconsiderare e anche rifondare una teoria del linguaggio. La traduzione, atto psichico per eccellenza secondo Freud, consente un’analisi particolare sia del tema della scrittura, sia del valore dell’alfabeto e anche del senso del logos. Questo itinerario si svolge riferendoci a quanto ha prodotto la cultura ebraica, e in particolare il suo versante 'sapienziale' a partire dai profeti anteriori per arrivare ai kabbalisti e alle culture non ortodosse e non religiose come quella yddish e chassidica. La teoria della lingua che ne deriva è estremamente complessa rispetto alla linguistica comparsa in Occidente con Ferdinand de Saussure. La sapienza ebraica consente di chiarire con perfetta precisione teorica la differenza fra 'reale' e 'realtà', precisione teorica che resta impossibile affidandosi alla sola cultura greca che, attraverso il termine physis permette la sola esplorazione del 'reale'. Avvicinando la cultura antica e quella classica dell’ebraismo possiamo affermare che, per gli umani, il reale è senza lingua, mentre la realtà è solo lingua."

Come sarà formata la prossima generazione di psicanalisti ? Ma, prima di tutto, bisogna che ci sia una prossima generazione di psicanalisti!

"La vicenda di Victor, il cosiddetto enfant sauvage, è tra le più celebri della storia della filosofia, della pedagogia, della psicologia, dell’antropologia e, grazie a François Truffaut, anche del cinema. Il semplice elenco delle discipline che, a qualche titolo, hanno indicato nella vicenda di Victor dell’Aveyron un momento fondamentale della loro storia e della definizione del loro statuto epistemologico, indica l’importanza che questo caso clinico ha rivestito nella storia della scienza e della cultura europee. Il XVIII secolo, per parte sua, si presenta spesso allo studioso nelle vesti del secolo delle discussioni sulla natura umana, sulla possibile – o impossibile – rigorosa distinzione di ambiti tra ciò che è naturale e ciò che, invece, va attribuito all’opera della cultura, della civilisation."

Dagli Atti della Giornata di studio: La psicanalisi nei disagi della civiltà - MILANO 1 dicembre 2007. 

"Dunque, ciò che mi sembra di cogliere come effetto più caratteristico della nostra modernità (definitela pure come volete: postmoderna, società liquida, perversa, senza padre, ecc.), è proprio l’impossibilità etica di una scelta. Che di per sé, come ho tentato di articolare, è etica solo nella misura in cui si è in grado di risponderne."


Sollecitata a pubblicare i seminari che tiene annualmente a Roma, Gabriella Ripa di Meana si è risolta per un florilegio che copre gli anni 2007-2010 del seminario chiamato da qualche anno Schegge, per quanto, come ci ha avvertito, alcune delle sue parti siano confluite in libri già editi a stampa.

Prima traduzione italiana INTEGRALE. Una nota di Gérôme Taillandier, datata 26 novembre 1986, informa che è grazie a Nicole Sels che si è venuti a conoscenza di questo seminario (chiamato anche seminario zero perché precede Il Seminario di Jacques Lacan, che viene fatto iniziare da Gli scritti tecnici di Freud [1953-54]). Di esso, che si è tenuto nella residenza di Jacques Lacan, si dispone solo delle note manoscritte dell'autore e di alcuni uditori. Una traduzione parziale di Alberto Turolla, stabilita da Jacques-Alain Miller è stata pubblicata su "La psicoanalisi", n. 6, ottobre 1989, pp. 9 - 12, ma limitata alla prima delle tre sedute complessive del seminario, con alcune differenze di forma anche di rilievo rispetto alla versione francese di cui disponiamo. La critica mossa da Lacan a Freud possiamo riassumerla nel modo seguente: 1. Nell’analisi dell’Uomo dei lupi Freud si è comportato non come un padre, ma come un padrone. 2. Come preciserà qualche mese dopo, in Fonction et champ de la parole et du langage en psychanalyse (1953): Freud ha privato l’Uomo dei lupi del tempo per comprendere, imponendogli il momento per concludere l’analisi (è ciò che R. M. Brunswick chiama la "forzatura"). L’imposizione di una simile precipitazione temporale non può non provocare, secondo le coordinate teoriche di Lacan, un cortocircuito fra l’immaginario e il reale, proprio perché è la mediazione del simbolico (il tempo per comprendere) a essere abolita.

Il presente testo è la traduzione di "Séxualité et hystérie masculine", un capitolo del libro di Lucien Isräel, L'hystérique, le sexe et le médecin (L'isterica, il sesso e il medico). 

"Il diritto per un uomo di rinunciare, almeno in parte, alla sua virilità, di non accontentarsi della sola identificazione alla virilità. E se l'uomo acquisisse questo diritto, dovrebbe inventarsi quella parte di se stesso che ha restituito alla libertà."

Articolo «Sexualité humaine», Encyclopaedia Universalis, Vol. 14, P.U.F., Parigi 1980, pp.923-925.

"In ogni caso, per quello che concerne l’apporto della psicanalisi alla nostra conoscenza della sessualità umana, si può osservare innanzitutto che questo apporto non è principalmente dell’ordine di un sapere oggettivo, integrabile per esempio alle conoscenze della medicina già acquisite; qui la psicanalisi ha innovato molto poco, non più di quanto essa stessa integri nella sua pratica le conquiste del sapere, per esempio in materia d’ormonologia. La psicanalisi non propone neppure un metodo terapeutico che avrebbe per fine la rettifica di una data anomalia sessuale, se non addirittura l’armonizzazione della condotta di ciascuno con le norme in uso nella società in cui vive; essa non potrebbe avere simili finalità normative, appunto perché la sessualità si trova a essere nella nostra società il campo per eccellenza in cui l’individuo è lasciato solo davanti alla questione del suo destino. La distinzione fra il modello uomo e il modello donna non deve qui illuderci: questi modelli sono essi stessi dei prodotti culturali, e, lungi dal fare da fondamento per l’essere sessuato che vi si identificherebbe, essi non fanno che sottolineare, per il loro carattere astratto e la loro forma normativa, l’incapacità di accogliere la singolarità di ciascuno."

Comunicazione alla « Société Française de Psychanalyse », novembre 1963, in « Les Temps Modernes », gennaio 1964, n. 212. Ripreso in Clefs pour l’imaginaire ou l’Autre Scène, Seuil, Paris 1969.

Riproponiamo questo testo fondamentale, tradotto per i tipi di Laterza ormai 40 anni fa, a cui ogni analista (e non solo), di qualsiasi lingua, non ha potuto e non può tuttora fare a meno di richiamarsi ogni volta che si trova a trattare e a meditare sulla perversione per eccellenza: il feticismo, e più in generale sui fondamenti della credenza.

Conferenza tenuta a Losanna all’ospedale Nestlé, 8 giugno 1999. 

L’unanime avversione professata nei confronti della pedofilia e dei pedofili merita di essere interrogata. Perché tanta sorpresa e indignazione? Si direbbe che d’un tratto scopriamo l’esistenza di una forma di sessualità che abbiamo ignorato da sempre. Tutto sembra succedere come se noi non sapessimo, o piuttosto come se non ne avessimo voluto sapere.

Presentiamo la trascrizione di tre sessioni (25 novembre 2010, 3 febbraio 2011, 19 maggio 2011) del seminario tenuto a Roma da Gabriella Ripa di Meana nel 2010 - 2011, chiamato Schegge. Si tratta di brevi assolo che intendono scagliare frantumi di teoria e di pensiero: nel migliore dei casi, taglienti, irregolari, allarmanti. Nel sintomo come legame sociale ("al soggetto non è dato collocarsi nel legame sociale altrimenti se non per la via del sintomo") è stato individuato il filo rosso che unisce le schegge 1, 4, 9 - da qui la scelta del titolo. L'autrice ha preferito lasciare al testo la forma colloquiale del parlato, senza apporre modifiche.

Prefazione di Moustapha Safouan. Comunicazione presentata alla Società Inglese di Psicoanalisi il 5 novembre 1947, pubblicata per la prima volta in «Int. J. Psycho-Anal.» 1948, 29; traduzione italiana di Antonio Calvano, in Michael Balint, L’analisi didattica - Chi psicoanalizzerà gli psicoanalisti?, a cura di Gino Zucchini, Guaraldi Editore, Rimini, 1974.

"Il 25 novembre del 1928 Freud scriveva al pastore Pfister alcune parole decisive sullo statuto degli psicanalisti: 'Non so se lei ha indovinato il legame segreto che unisce La questione dell'analisi laica a L’avvenire di un’illusione. Nel primo saggio voglio difendere la psicanalisi dai medici, nel secondo dai preti. Vorrei trasmetterla a una categoria che non esiste ancora, a una categoria di pastori d’anime laici che non hanno bisogno d’essere medici e non possono essere preti.' Mi chiedo se gli psicanalisti negli ultimi vent’anni non siano diventati, a un tempo, medici e preti."

Un'indagine storica accuratamente documentata sulla situazione della psicoanalisi laica in Italia, tratta dall'ultimo libro di Franco Quesito: I dis-corsi della psicoanalisi (2011). [Si veda anche la Recensione di Stefania Guido al libro].

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