Tra gli ultimi testi pubblicati

I Quaderni di Polimnia
Quaderno VI: La Consegna Di Giovanni Sias - Moreno Manghi

Moreno Manghi, La consegna di Giovanni Sias

La consegna di Giovanni Sias è un breve omaggio all’«amico infinito» e al suo progetto di una psicanalisi «oltre il Novecento», in cerca di terre inesplorate, all’insegna del motto della Lega anseatica caro a Freud: Navigare necesse est, vivere non necesse.
Ancora poco conosciuta nella sua integralità l’opera di Sias, estranea a ogni epigonismo, merita, per la sua audacia, originalità e risolutezza, un’attenta ri-lettura e una discussione critica a cui questo opuscolo – che tocca succintamente solo alcuni dei suoi snodi teorici cruciali – vuole invitare. E il primo invito è proprio per il suo autore, sollecitato da un sogno fatto la notte di ferragosto (due settimane dopo la morte di Sias), in cui gli è annunciata una “consegna” che non era pronto a ricevere, ma con cui non può evitare di confrontarsi.
L’opuscolo comprende anche una proposta di lavoro e una bibliografia di tutta l’opera di Sias (inclusi due testi postumi ancora inediti), di cui viene arrischiato un primo inventario.

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Jean Carbonnier, date lilia

Jean Carbonnier, Date lilia

SECONDA EDIZIONE RIVEDUTA E CORRETTA DA FRANCESCO SAVERIO NISIO

«Ci sembra che il non-diritto sia ora oggettivamente dato dalla società, ora soggettivamente scelto dall’individuo». 

«Il non-diritto possiede […] una negatività caratteristica» .

«L’uomo potrebbe benissimo perfino non avere bisogno del diritto» .

Limitiamoci a introdurre la nozione di non-diritto, centro della battaglia di Jean Carbonnier contro il diritto dogmatico e il suo ideale di “pangiurismo”, lasciando che sia il lettore – spero stupefatto – a cominciare a scoprirla, in sé stesso innanzitutto, e a desiderarla, proprio con questo saggio pieno di grazia, umorismo, lirismo e femminilità, che nomina i lilia suoi impalpabili ambasciatori. Spargiamoli dunque a piene mani, quando è possibile, al posto delle norme. Lo stesso diritto ce ne sarà grato. PDF [329 Kb]

Sigmund Freud, La questione dell'analisi laica [1926]
Conversazioni con un imparziale

La questione dell'analisi laica [copertina]

Traduzione e commento di Antonello Sciacchitano e Davide Radice

Finalmente disponibile la traduzione che ci restituisce, oltre al vero titolo dell'opera di Freud [che non ha mai scritto "Il problema dell'analisi condotta da non medici", per non parlare del fatto che tale problema riguarda proprio l'analisi condotta da medici] lo stile "carsico", non edulcorato, della scrittura di Freud.

PDF [Kb 491]

Giovanni Sias, Fin de la psychanalyse?

Quinzaine, copertina n. 218

Articolo pubblicato nel n. 1218 (16 luglio 2019) di Quinzaine [lingua francese, a breve la traduzione]

Risposta all'articolo di Yann Diener "Fin de la psychanalyse en Italie" che è circolato di recente in Italia su Facebook provocando commenti contradditorii e confusi. Lo scritto di Sias è di appena tre pagine, ma ha il merito di riassumere in modo esemplare la situazione attuale della psicanalisi nel mondo e l'obiettivo degli Stati di promuovere capillarmente le psicoterapie (nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nei centri di cura), in alleanza con la psichiatria e la massiccia somministrazione di psicotropi (a partire dai bambini), come agenti di controllo sociale che devono assicurare - eliminando il sintomo, cioè la radice della soggettività - l'igiene sociale.

PDF [Kb 48]

Theodor Reik, Il coraggio di non capire [1935]

Theodor Reik

- La natura originaria del capire

- Conoscenza psicologica e sofferenza – Il coraggio di non capire

Traduzioni inedite del capitolo XIV [“Die ursprüngliche Natur des Verstehens”, pp. 180-191] e XXI [“Psychologische Erkenntnis un Leiden – der Mut, nicht zu verstehen”, pp. 279-291] del libro di Theodor Reik Der überraschte Psychologe. Über Erraten und Verstehen unbewusster Vorgänge [Lo psicologo sorpreso. Sull’indovinare e sul comprendere i processi inconsci], Leiden 1935, a cura di Antonello Sciacchitano. 
Il curatore ha inoltre aggiunto due brevi commenti a conclusione dei rispettivi capitoli: «Sul tradurre verstehen e begreifen con “capire” e “comprendere”» e «Alla base del non capire c’è un coraggio matematico extrascolastico».  PDF [Kb 233]

I Quaderni di Polimnia
Quaderno V: Se abbiamo perduto Giobbe... - Gabriella Ripa di Meana

Gabriella Ripa di Meana, Se abbiamo perduto Giobbe...

Che cosa insegna il Libro di Giobbe agli psicanalisti?

La parola di Giobbe, la parola della sventura, che d’un colpo, se solo lo vogliamo, se non la sconfessiamo, possiamo ritrovare sulla bocca muta di tutti gli sventurati di oggi, è una parola in grado di sostenere lo scontro coi discorsi di regime, di prestar voce a una coscienza collettiva silenziata dal battage quotidiano della terapia, che arriva da tutte le parti con lo scopo precipuo di mettere le cose a posto. Se abbiamo perduto Giobbe, con le sue domande folgoranti e indocili, abbiamo anche simultaneamente perduto l’altro.  PDF [Kb 881]

Étienne De La Boétie, Discorso sulla servitù volontaria

Étienne De La Boétie, Discorso Sulla Servitù Volontaria

Il Discours sur la servitude volontaire fu redatto probabilmente da Étienne de La Boétie (1530 – 1563) intorno al 1549 e pubblicato clandestinamente nel 1576 con il titolo di Il contro uno. Secondo gli ultimi studi esso fu composto nel periodo dell'università, cioè attorno ai 22 anni. Secondo l'amico Montaigne tuttavia, il discorso sarebbe addirittura precedente, scritto cioè attorno ai 18 anni.
Lo riproduciamo nella traduzione di Luigi Geninazzi, Jaka Book, Milano 1979.

PDF [Kb 698]

Moreno Manghi, L'origine politica della psicanalisi e la questione del (suo) vuoto giuridico

Moreno Manghi, L'origine politica della psicanalisi

Lo Stato è disposto ad ammettere (non a permettere o ad autorizzare, ma ad ammetterne l’esistenza al di fuori dalla sua sfera giuridica) l’esistenza di “resti” che sfuggono alla rappresentazione politica, quelle terre di nessuno dove, se così si può dire, il soggetto può allocare quella parte di sé stesso inalienata e inalienabile che è la sua “mancanza-a-essere”?
Una simile questione ci riguarda tutti, oggi più che mai, e le attuali vicissitudini giuridiche della psicanalisi ne costituiscono il sintomo. Perché il pericolo più grande consiste proprio nel fatto che lo Stato si arroghi il diritto di annettersi quei resti e di farne oggetto di norme. E non si tratta del fatto che lo Stato non deve annetterseli, ma del fatto che non può annetterseli: la sfumatura è cruciale. PDF [Kb 105]