I Quaderni di Polimnia

Presentazione

«È proprio adesso che non sono più niente che sono un uomo?», afferma Edipo a Colono.
Al culmine dell’esperienza del tragico – dove non si è niente di più che un rebut de la société – sovviene alla lingua la parola “uomo”, ma scoperta in un nuovo significato. Nel momento della perdita radicale di ogni “sé stesso” – di ogni padronanza, di ogni bene, di ogni status sociale –, senza più un sembiante a cui identificarsi, quando il velo dell’ignoranza è caduto, che senso assume la parola “uomo” a cui gli antichi aggiungevano sempre l’aggettivo “mortale”? Quello di un sinonimo della parola “tragico”. La psicanalisi non garantisce la cognizione del tragico – questa scoperta dell’uomo intorno alla sua “umanità” –, ma crea per ciascuno le condizioni della sua possibilità. Ecco perché è assolutamente riduttivo pensarla come una “cura” che dovrebbe concludersi con il ripristino dello stato di salute precedente la “malattia”; in altri termini, con il ripristino dell’ignoranza di sé e del mondo precedente alla formazione di un sintomo che getta nello sconforto, nel dolore, nell’esilio, nel mistero, e che introduce, almeno per un momento, la scelta fra interrogare il sintomo o curarlo: tra il desiderio di sapere e la volontà di ignoranza, tra l’incominciare ad accorgersi dell’intollerabile “reale”, al centro di ogni questione che richiama il tragico, e l’adesione incondizionata ai protocolli e alle convenzioni della realtà.
I Quaderni di Polimnia, di cui presentiamo qui il primo numero, che stabilisce l’orizzonte di questioni (e che è offerto gratuitamente come tutti quelli che seguiranno), intendono riaprire un dibattito a più voci e a più lingue (i Quaderni saranno tradotti in inglese, francese tedesco, spagnolo) per rilanciare il gesto sovversivo della psicanalisi, considerata non come una professione medica – una psicoterapia di Stato – che si prefigge di normalizzare o, in alternativa, di reprimere o isolare, ma come un’esperienza eccezionale che ciascun analizzante rinnova nella “scoperta dell’uomo” che è. Quando non è più niente!
Chi condividesse, fosse pure criticamente, almeno alcune delle questioni poste da questo primo numero dei Quaderni, può inviare un suo scritto a: info@polimniadigitaleditions.com, che verrà pubblicato in uno dei prossimi numeri dei Quaderni (massimo 30 cartelle in formato A4).


Quaderno II - Moreno Manghi, Ci prendono per fessi. La legge (56/89) della manipolazione e dell'inganno

Moreno Manghi, Ci prendono per fessi

La psicoterapia è solo un caso particolare della vita relazionale quotidiana, mentre molti vorrebbero che la vita relazionale quotidiana o fosse del tutto estranea alle specifiche modalità relazionali concettualizzate all’interno del loro orientamento psicoterapico, o addirittura obbedisse a queste ultime.
Non ci sono, né possono esserci in alcun modo degli atti psichici riservati per legge a qualcuno in particolare come suoi “atti tipici”, compresa la diagnosi, la somministrazione di test psicologici, l’interpretazione, l’indagine sui processi mentali e tutti quegli “interventi finalizzati a modificare l’universo psicologico del soggetto”. Ciascuno di questi atti, al di là dell’inganno con cui li si vuole millantare come medici, sono da sempre i normali “atti tipici” di ciascuno, che pratichiamo continuamente, in qualunque momento della giornata, perfino da bambini, anche se li designiamo comunemente con altri nomi.

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Quaderno I - Giovanni Sias, La psicanalisi oltre il Novecento

Giovanni Sias, La psicanalisi oltre il Novecento

Carnet I - giovanni sias, la psychanalyse au-delà du XXe siècle

Carnet I

cuaderno I - el psicoanàlisis màs allà del novecientos

Cuaderno I