Novità di Polimnia

Gabriella Ripa di Meana, Lacune

G. Ripa di Meana, Lacune

Collana Psicanalisi e dintorni, 48

isbn: 9788899193867

L’occhio abbagliato dalla fulgida luna di luglio si ridesta crudamente mano a mano che lo strumento ottico la ingrandisce, rivelando crepe e lacune di un astro impietrito e inabitabile. Non splende per noi.
Parimenti, questi sessanta brevi e “brillanti” pezzi (quarantatré originari più tredici, nuovi, scritti per questa seconda edizione) scrutano le lacune del linguaggio, dell’ideologia, dell’amore – attraverso casi clinici, tragedie, drammi, romanzi, film, fatti di cronaca – che erodono le rappresentazioni dell’essere a cui ci ancoriamo, ci accomodiamo: le trappole della vita in cui tutti cadiamo e perseveriamo, quei miraggi «dove l’uomo, sciupando l’occasione, lascia sfuggire la propria essenza».
Lo stile, franto, e la disciplina dello “scrutatore d’anime” non manca d’incontrare la pietas, tanto più forte, quanto più la stoccata esita. Ma lo psicanalista non può far sconti al Bene (terapeutico o di qualunque natura) e a fin della licenza, tocca.
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Ettore Perrella, Sovranità, libertà, partecipazione. Per un'etica politica globale / Tomo I. La sovranità e l'eccezione

E. Perrella, La sovranità, Tomo I

Collana psicanalisi e dintorni, 45

isbn: 9788899193928

La questione di principio che viene qui affrontata è la seguente: in che modo l’esercizio della sovranità può essere realmente democratico, per il fatto di rispettare la libertà dei singoli, senza opprimerli nelle maglie delle concezioni totalitarie dello Stato?
La prima parte del libro sfata il mito della globalizzazione, che avrebbe dovuto produrre la pace e diffondere la democrazia, mentre in realtà ha favorito solo una sparuta minoranza di capitalisti, impoverendo la classe media e producendo delle inedite forme di schiavismo. In realtà la globalizzazione non ha prodotto nessuna nuova concezione della sovranità e quindi nessuna nuova scelta politica. Perciò qui si ripropone l’utopia universalistica formulata da Kant nel suo breve testo La pace perpetua – per evitare per sempre le guerre è necessario che tutti gli Stati del pianeta si federino in uno solo – come l’unico modo per assicurare una globalizzazione realmente liberale, fondata su un esercizio concreto della democrazia.
La seconda parte del volume riprende la concezione della sovranità proposta da Carl Schmitt. Solo chi non lo ha mai letto può ancora credere che Schmitt abbia dato un contributo al sorgere del nazismo. Egli ha dato invece un contributo essenziale alla comprensione della sovranità in tutte le sue forme giuridiche, perché ha dimostrato che la sovranità e il suo concreto esercizio politico sono necessariamente superiori alla legge: la legittimità si distingue dalla legalità proprio perché la sovranità opera sempre nello “stato d’eccezione”, vale a dire al di sopra dei limiti dello stato costituito.

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Ettore Perrella, Sovranità, libertà e partecipazione. Per un'etica politica globale / Tomo II. I presupposti ebraico-cristiani della sovranità globalizzata

E. Perrella, Sovranità, Tomo II

Collana Psicanalisi e dintorni, 46

isbn: 9788899193898

Partendo dall’incontro fra l’ebreo di sinistra Jacob Taubes e il giurista Carl Schmitt, in questa seconda parte del percorso si pongono in questione le radici ebraico-cristiane della teologia politica occidentale.

L’antisemitismo è sempre stato in contraddizione con il cristianesimo, che fin dall’inizio ha saputo tradurre la concezione teologico-politica ebraica in termini universali e davvero globali. Mentre la teologia ebraica e quella islamica hanno sempre fondato la politica nella legge rivelata, solo il cristianesimo è sorto dal superamento dell’antico legalismo. L’imperativo cristiano dell’amore del prossimo non è più limitato ad un solo popolo, come accadeva nell’antico Testamento, ma è divenuto per la prima volta universale. Perciò solo la teologia politica cristiana ha consentito di sganciare l’etica dalla morale, vale a dire l’atto dalla regola. Per il cristianesimo, la legge si è tradotta fin dal primo momento nell’imperativo davvero universale e sovra-statale della libertà etica ed individuale della scelta. Perciò Cristo – il Messia Figlio di Dio, re dei cieli, ma non sulla terra – è stato il primo laico, che ha fondato nella fratellanza universale il superamento etico della legge.
Non a caso, nel giudizio finale, Cristo afferma che lui stesso – l’unico Giudice – non giudicherà nessuno, perché su ciascuno dei risorti ricadranno i suoi giudizi: si salveranno soltanto coloro che avranno seguito fedelmente il suo “non giudicate”, mentre tutti gli altri saranno condannati per sempre alla “seconda morte” della perdizione. La prospettiva del giudizio, come si vede, non dipende più dalla legge, ma dalla scelta individuale di non applicarla.

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Ettore Perrella, Sovranità, libertà e partecipazione. Per un'etica politica globale / Tomo III. Libertà e sovranità

E. Perrella, La sovranità, Tomo III

Collana Psicanalisi e dintorni, 47

isbn: 9788899193874

Lo scientismo moderno, volendo spiegare ogni cosa in termini quantitativi, ha finito per negare la stessa possibilità della libertà della scelta. Ma, se nessuna scelta può essere libera, allora l’etica non si potrà più distinguere dal rispetto d’una legge che non sarà più fondata in nessun atto sovrano, e quindi libero. Lo scientismo ha finito così per elaborare una teoria secondo la quale la mente in nulla si distinguerebbe dall’operatività d’una macchina. L’intelligenza artificiale, che i computer consentono di produrre, aprirebbe così l’orizzonte orwelliano di un universo in tutto dominato dalle macchine.
Certo, tutti sappiamo che i computer sono utilissimi, ma semplicemente perché le loro capacità di calcolo sono superiori a quelle della mente. Questo significa che la mente di noi viventi non è solo una macchina, ma anche qualcosa di profondamente diverso, connesso con la vita. Questo qualcosa viene chiamato psiche, come se questa parola, oggi, significasse qualcosa di diverso da quel che ha sempre significato, vale a dire anima.
L’anima non è propria solo di noi esseri umani, capaci di parlare e quindi di pensare, ma anche di tutti gli animali – che si chiamano così proprio perché ne hanno una – e forse anche delle piante. La connessione fra la psiche e la vita è così forte che a volte la prima parola, quando interviene in un antico testo greco, dev’essere tradotta con la seconda: avere un’anima significa, semplicemente, vivere.
La cibernetica non è stata l’unica scienza moderna a cancellare la vita dalla nostra esperienza, perché anche la psicologia e la psicanalisi hanno troppo spesso seguito questo pericoloso piano inclinato, a causa dell’inconscio, come se il funzionamento di quest’ultimo non si distinguesse in nulla da quello d’una macchina pensante.

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Gabriella Ripa di Meana, Modernità dell'inconscio

G. Ripa di Meana, Modernità dell'inconscio

Collana Psicanalisi e dintorni, 44
isbn: 9788899193942

Frutto di un lungo lavoro clinico e teorico, imponente per dimensioni, struttura, articolazione, bibliografia, apparato concettuale, ricco di “casi”, prezioso per l’approfondita conoscenza che l’Autore si è formato di quello che propone come il discorso anoressico ‒ mentre per la medicina l’“anoressia nervosa”, come del resto tutto ciò che è classificato “malattia mentale”, è un fuori-discorso, e tendenzialmente un disturbo da eliminare ‒, questo libro, che non evita il confronto con gli studi specialistici in materia, pone le fondamenta di una clinica psicanalitica dell’anoressia dove la direzione della cura è determinata dal linguaggio e dagli snodi del “significante”, o più esattamente, della lettera. Al contempo, anche l’elaborazione teorica procede attraverso lo stile raffinato e “letterario” di una scrittura implicata nella decifrazione di ciò che è in gioco nel discorso anoressico: «un nuovo nodo sociale, fondato su un’etica irragionevole, insensata e alternativa». La “cura analitica” si fa così, freudianamente, “lavoro di civiltà”.

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Ettore Perrella, Dialogo sui tre principi della scenza - vol. III. La scienza come pratica formativa

Perrella, Dialogo Sui Tre Principi Della Scenza - Vol. I

Collana Psicanalisi e dintorni, 43

isbn: 9788899193966

La scienza, derivando in ultima istanza dalle risorse del linguaggio, si trasmette. Essa ha quindi sempre un valore educativo. Occorre però distinguere l’educazione come semplice passaggio d’informazione dai meccanismi molto più complessi e sfumati della formazione. Infatti, ridurre l’educazione a trasmissione d’informazione riduce gli esseri umani a macchine. È ciò che pretende la teoria dell’intelligenza artificiale: noi in nulla saremmo diversi da un computer o da una macchina di Turing. E forse domani – o magari già oggi – la tecnologia potrebbe costruire delle coscienze che funzionerebbero molto meglio delle nostre. Il problema è che, se noi, grazie al linguaggio, riusciamo talvolta a funzionare davvero come delle macchine, è invece escluso che una macchina possa mai capire alcunché, visto che non vive. Quindi nessuna macchina potrà mai dipingere gli affreschi della Sistina o comporre la IX Sinfonia. Solo gli esseri umani, infatti, vivono, e quindi si confrontano con le illusioni del desiderio e con l’orrore della morte. Questo ci fa capire quanto grande sia la nostra responsabilità, quando aiutiamo qualcuno a formarsi: dai nostri figli, ai nostri alunni, agli psicanalisti di domani. Il fatto stesso che tanti sedicenti analisti abbiano accettato di ridurre la formazione dei loro allievi ai termini universitari dell’acquisizione delle competenze, per lo più false, della psicologia, dimostra quanto difficile – e necessario – stia diventando per tutti distinguere la formazione dall’informazione. Se si ricordasse di questo, la psicanalisi potrebbe avere ancora oggi – anche se forse in modi molto diversi da quelli del passato – una funzione culturale e civile essenziale.

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E. Perrella, Dialogo sui tre pricipi della scienza, vol. II. La scienza fra l'etica e l'ontologia

Perrella, Dialogo sui tre pricipi della scienza, vol. II

Collana psicanalisi e dintorni, 42

isbn: 9788899193997

La seconda parte del Dialogo s’interroga sulle conseguenze che hanno avuto, per la scienza, da una parte la teoria della relatività, dall’altra la meccanica quantistica. Non è un caso che la meccanica quantistica e la teoria della relatività siano nate negli stessi anni in cui è nata la psicanalisi: come la fisica non è una conoscenza degli enti in quanto sono, indipendentemente da chi s’interroga su di essi, così il soggetto non è identico a se stesso e non coincide con la propria coscienza. E non è un caso neppure che la stessa parola “energia”, che tanto spazio ha nella fisica, nella lingua greca, sulla quale quella parola è stata ricalcata, significava atto. Quando si traggono le conseguenze del fatto che l’atto individuale è costitutivo di qualunque scienza, avviene che la scienza propriamente detta – per esempio la matematica, la fisica ecc. – diviene una modalità regionale, delimitata da alcuni specifici presupposti, della scienza fondata sulla verità soggettiva. Ora, la scienza che tiene conto dell’eticità dell’atto dell’agente altro non è che quella pratica che gli antichi greci chiamarono filosofia. [...] Come aveva capito Husserl nella Crisi delle scienze europee, il fatto che le scienze moderne si fondino su ipotesi diverse e disparate – non incluse in una prospettiva etica comune – non esclude affatto che esse possano rientrare, con varie modalità, in una prospettiva unitaria, che allora diviene al tempo stesso filosofica e scientifica.

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Ettore Perrella, Dialogo Sui Tre Principi Della Scenza - Vol. I. La parola e l'atto

Perrella, Dialogo sui tre principi della scienza - vol. I

Collana psicanalisi e dintorni, 41

isbn:9788899193966

La psicanalisi di solito non viene considerata una scienza, perché la sua teoria, secondo Popper, non sarebbe falsificabile. Si pensa che la scienza metta in relazione le cose (la “natura”) con delle leggi matematiche (vale a dire con dei simboli e dei concetti). Perciò si esclude la psicanalisi dal no-vero delle scienze. Però in questo modo si trascura il fatto che l’epistemologia novecentesca ritiene che i suoi princìpi siano solo due – gli enti ed il lógos oppure la natura e la matematica –, non tenen-do conto in questo modo del fatto che mettere in relazione due entità è un atto, e che quindi la scienza ha anche questo terzo principio, senza il quale nemmeno i primi due basterebbero a fondarla. La scienza deve dunque essere pensata in termini triadici, perché affianca alla descrizione logica de-gli enti anche l’interrogazione etica sugli atti. Nel primo tomo del Dialogo, “La parola e l’atto” (a cui faranno seguito un secondo, “La scienza, fra l’etica e l’ontologia” e un terzo, “La scienza come pratica formativa”) emerge il valore costitutivo dell’atto nella scienza e si delinea la differenza fra l’epistemologia diadica tradizionale, di origine aristotelica, e l’epistemologia triadica, di origine platonica, che include l’etica fra i princìpi della scienza.

  Introduzione di Romolo Perrotta   Anteprima PDF

Marcelo Pakman, A fior di pelle - Pensare la pandemia

Marcelo Pakman, A fior di pelle

isbn: 9788899193713

Collana Psicanalisi e dintorni, 40

Sono ormai numerosi i libri che hanno provato a “pensare la pandemia”. L’originalità di A flor de piel – che ha suscitato un grosso dibattito nella cultura di lingua spagnola – consiste nell’avere assunto come focus centrale l’incidenza con cui i miti mobilitati dal fenomeno virale ne hanno determinato la configurazione. L’attenzione al contributo dei miti che questo libro rievoca si è rapidamente trasformata in un dibattimento generale sui come e sui perché la mitofilia della nostra specie si sia radicata nel complicato rapporto che essa intrattiene con la sua stessa appartenenza al mondo biologico e fisico-chimico. Valga questa riflessione come tributo alla nostra capacità di rispondere a questa esperienza che non smette mai di esporci alla nostra stessa condizione, così come ad altre singolarità che indubbiamente ci attendono.
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Giuseppe Preziosi, Bolo e bezoario

Giuseppe Preziosi, Bolo e bezoario

isbn: 9788899193737 

Collana Psicanalisi e dintorni, 39

Bolo e Bezoario è, dopo Conserve (Polimnia Digital Editions, Sacile 2020), il secondo di quattro studi che si occupano di corpi. Indaga alcune delle multiformi manifestazioni della capacità umana detta memoria (l’oralità, la scrittura, l’immagine, la statuaria, il sintomo) che, come la polvere, si accumula e si dissolve. Parte dalle suggestive camere delle meraviglie del Cinquecento, dove i reliquiari medioevali iniziarono a trasformarsi nei musei moderni. Si sofferma sulle opere di Giulio Camillo, Giordano Bruno, Pietro Ramo, sull’ambizione di un sapere universale e l’ipotesi di una lingua artificiale comune a tutti gli umani, e prova a chiedersi cosa rimane nel contemporaneo di questo anelito. Il filo comune di questo articolato movimento è la memoria, la polvere dei ricordi, intesa come capacità umana radicata nei corpi, sin dall’antichità allenata, forzata, estesa fino ai suoi limiti, e poi spostata negli oggetti, nelle tacche, nei segni, nella scrittura, nel silicio. Se ormai affidiamo a supporti esterni, sempre più capienti ed efficienti, le informazioni per non “tenerle a mente”, resta della memoria quella componente incarnata che è corpo stesso ed effetto di corpo, come un bezoario che si conglomera lentamente ma inesorabilmente nel centro del nostro ventre o come un bolo “isterico”, che blocca l’esofago e strozza il respiro.

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Gabriella Ripa di Meana, Il sogno e l'errore

Gabriella Ripa di meana, Il sogno e l'errore

isbn: 9788899193676 ISBN-A

Collana Psicanalisi e dintorni, 38

Dove vanno a finire i nostri sogni, le nostre amnesie, i nostri errori? Vengono minimizzati dalle urgenze tecniche dell’attualità, dal tempo concreto e pressante della produttività. Sono ammessi solo in quanto fenomeni involontari che per lo più disturbano e complicano, con la loro irragionevolezza, la vita corrente. Invece, proprio in quella logica che non pare una logica, in quell’invenzione di segni che ci spiazza ogni volta, in quegli enigmi che ci disorientano, si rivelano e si applicano le leggi generali dell’inconscio. Un atto mancato, un sogno, un errore sono occasioni che il soggetto, nel corso della sua esistenza, non dovrebbe dissipare. Sono occasioni eversive di conoscenza. Così l’analisi di un testo onirico, di un sintomo, di un lapsus o di un qualsiasi altro atto mancato può mostrare come il contatto con sé sia fondamentalmente un incontro con l’altro e con l’altro da sé.
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Giovanni Sias, Navigare neccesse est, vivere non necesse

Giovanni Sias, La psicanalisi al rischio della ricerca
isbn: 9788899193638
Collana Psicanalisi e dintorni, 36
tag: ricerca, ricercare in psicanalisi, senso e metodo della ricerca, fallo e castrazione, sintomo, ebraismo di Freud, cattolicesimo di Lacan, Qabbalah

La ricerca nel campo psicanalitico soffre ormai da almeno cinquant’anni di un’asfissia evidente determinata da alcuni fattori che queste mie considerazioni vogliono prendere in esame. Il tentativo dichiarato, ma soprattutto auspicato, è di sollecitare un dibattito che rilanci, a livello europeo, e soprattutto fra le giovani generazioni, la passione per la ricerca in un dominio occupato ormai quasi esclusivamente da epigoni e da asfittiche scuole che solo sembrano essere in grado di obbligare alla standardizzazione del linguaggio e a pegni di fedeltà e sottomissione. Le associazioni psicanalitiche hanno rinunciato alla ricerca, a ogni avventura conoscitiva, per ricuperare una più acquietante dimensione religiosa che confermi il loro potere sul “gruppo” degli adepti, rinnovando continuamente le icone della sottomissione.

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Chiara Morandi, Sotto processo

isbn:  9788899193812
tag: psicoterapia, fenomenologia, empatia, ricerca euristica e ricerca empirica, depressione, crisi del sacro, post-modernità, inautencità

Collana Psicanalisi e dintorni, 35

Un breve sguardo critico sull’affascinante cammino dell’Umanità attraverso disagi, conflitti, tappe critiche e paure verso il futuro, ma anche cercando di individuare segnali innovativi, se pur attraverso un processo difficile e tormentato, nella speranza di una maggior presa di coscienza delle proprie emozioni e del proprio vivere, e nel tentativo inoltre di coglierne i connotati che portino ad una integrazione tra Conscio e Inconscio oltre i confini della separatezza (o che almeno invitino il lettore a rifletterci).

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Sergio Contardi, Una leggera indifferenza, un certo disinganno, un lieve disincanto

Sergio Contardi, Una leggera indifferenza...

isbn: 9788899193720

tag: psicanalisi, psicoterapia, analisi laica, guarigione in psicanalisi, sintomo, neutralità dell'analista, analisi di controllo, supervisione, orson Welles, Citizen Kane

Collana Psicanalisi e dintorni, 34

Nonostante Sergio Contardi dichiarasse: «Non ho fiori», a buon diritto si può considerare quest’opera un florilegio degli interventi parlati di un autore che in vita non ha mai voluto pubblicare un libro. Per fortuna era tuttavia aduso preparare o riassumere su fogli dattiloscritti o manoscritti i testi di seminari, conferenze, convegni, a cui si aggiungono le “sbobinature”, grazie a cui i curatori hanno potuto operare una cernita da un vasto materiale che copre oltre un ventennio.

I testi proposti sono incentrati sui fili conduttori della laicità della psicanalisi, transfuga da ogni professionismo che ne mortifica l’eros; della radicale differenza della sua cura – formativa, etica, civilizzatrice – dalla psicoterapia che la adatta alle esigenze politiche della medicalizzazione e la immola alla teologia della competenza; e infine della strana, difficile passione dell’analista per il neutro, «un concetto tanto essenziale quanto non ritenuto degno di elaborazione teorica». Così l’autore riassume l’esito della formazione analitica: una leggera indifferenza, un certo disinganno, un lieve disincanto, che per lui costituiscono «le tre modalità di essere nella mancanza».

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Moreno Manghi Psicanalisi senza cura

isbn: 9788899193669
tag: legge 56/89, Ossicini, abuso di professione, vuoto giuridico, analisi laica, Jean Carbonnier, non-diritto, Otto Rank, cura, neutralità dello psicanalista

Collana Psicanalisi e dintorni, 33

Il primo dei due “fili rossi” che collega gli scritti di questa raccolta è la necessità di svincolare la terminologia psicanalitica da quella medico-psichiatrica che la parassita fin dalle sue origini, ma senza cadere nella tentazione di un linguaggio psicanalitico sui generis. È necessario denunciare il peccato originale della psicanalisi (una terapia che si richiama ai principi della cura medica) per smascherare un linguaggio fuorviante che non si è ancora emendato dal suo peccato di gioventù.
Il secondo e conseguente “filo rosso”, che passa per una serrata disamina della legge 56 del 1989 (“Ossicini”) presa come un’avvisaglia del rischio di degradazione di tutto il diritto, è che l’impossibilità di inquadrare giuridicamente la psicanalisi in una professione medico-sanitaria non dipende dal fatto che essa non è una cura medica, ma dal fatto che non è una cura, in qualsiasi accezione del termine. Il libro include il Parere pro veritate sull’applicazione della legge 56 del 1989, di Francesco Galgano, e la traduzione di Date lilia di Jean Carbonnier.

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Davide Bersan, Dio ridotto al silenzio. Pensieri inattuali su Bergman

Davide Bersan, Dio ridotto al silenzio

isbn: 9788899193850

Collana Teatro e cinema, 9

La critica recente, figlia dei nostri giorni, pare stia tralasciando se non dimenticando del tutto quel messaggio unico e sconvolgente che il regista Ingmar Bergman seppe imporre sulla scena culturale e cinematografica dalla metà degli anni ‘50 ai primi anni ‘60 del secolo scorso. Si tratta di un’interrogazione acuta, dolorosa, incandescente rivolta al silenzio di Dio. Forse mai nessuno, almeno nel mondo del cinema, aveva osato spingersi così avanti nel mettere il Trascendente al centro della scena a partire da una propria domanda interiore, che nei film di quel periodo avvertiamo vivida e lacerante. Bergman non faceva mistero di esserci lui dietro al cavaliere Antonius Block de Il settimo sigillo o dietro al professor Isac Borg de Il posto delle fragole. La sua ricerca angosciata, i suoi dubbi, le sue domande assumevano la forma di un’eco che dalle sale cinematografiche svedesi si diffondeva nella società attraverso un fervente dibattito culturale. Il libro ripercorre questa stagione irripetibile, pur tenendo fermo lo sguardo sul nostro tempo.

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Sigmund Freud, L'analisi finita e infinita

Sigmund Freud, L'nalisi finita e infinita

isbn:  9788899193706
tag: conclusione, fine, termine, finito, infinito, pulsione di morte, rifiuto della femminilità, otto rank, sandor ferenczi, controtransfert 

Collana Ritradurre Freud dopo le OSF, 2

L’impresa di “ritradurre Freud dopo le OSF” è consapevole del rischio di venire accolta come un reato di lesa maestà, di cui è manifestazione quel tipo di resistenza culturale che destina per principio un’opera all’indifferenza, al disinteresse, all’ignoranza, all’oblio. Malgrado ciò, facciamo appello all’attenzione del Lettore riguardo al lavoro di Davide Radice che, grazie anche all’utilizzo di appositi software (è altresì un esperto informatico), si sviluppa dal confronto tra tutte le principali traduzioni freudiane nelle lingue europee, e non disdegna di procedere parola per parola, ricollocando i lemmi freudiani nel loro ambito, per esempio giuridico, militare, finanziario. Le sobrie “Note di traduzione” offrono delle piccole puntualizzazioni linguistiche o storiche, pur senza appesantire il testo. Ciascuna traduzione propone una cernita di lemmi freudiani particolarmente rilevanti, che vengono contestualizzati all’interno delle Gesammelte Werke e dei Freuds Briefwechsel, una corposa bibliografia con un grande numero di testi in lingua originale scaricabili gratuitamente, e cerca di sfruttare al meglio le risorse dell’hyperlink. 

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